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},
"Fetters": [
{
"Title": "Presentazione",
"Context": "Puoi chiamarmi Colombina, o Kuutar, oppure Dea della Luna... Come preferisci. Sono abituata ad avere molti nomi. La benedizione della luna sarà con te, ogni qualvolta ne avrai bisogno."
},
{
"Title": "Dialogo: Canto",
"Context": "Non canto per nessuno in particolare. Ma se qualcuno si ferma ad ascoltare, spero che il mio canto possa comunque donargli un momento di pace."
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"Title": "Dialogo: Lunghe passeggiate",
"Context": "Facevo lunghe passeggiate nella Sala della Luna d'argento ogni giorno, quindi non preoccuparti per me. Riesco a tenere il passo."
},
{
"Title": "Presentazione",
"Context": "Puoi chiamarmi Colombina, o Kuutar, oppure Dea della Luna... Come preferisci. Sono abituata ad avere molti nomi. La benedizione della luna sarà con te, ogni qualvolta ne avrai bisogno."
},
{
"Title": "Quando piove",
"Context": "Trovare un riparo e ascoltare la pioggia che purifica la terra mi fa sentire al sicuro, come se fossi a \"casa\"."
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},
{
"Title": "Storia del personaggio (3)",
"Context": "...Meglio che vada a mangiare qualcosa.\nQuando si sentiva giù di corda, Colombina si dedicava sempre alle cose che la rendevano felice. Riempirsi lo stomaco era solo una di queste, nonché la più facile da soddisfare.\n\"M-Mi dispiace molto, Lady Messaggera...\" Mentre usciva dal ristorante, qualcuno la chiamò, tremando e le porse un foglietto. Colombina non riusciva a vederlo, ma in qualche modo se ne ricordò: faceva parte di una procedura che doveva avvenire dopo mangiato. Era diversa dalle procedure con gli Eredi della Luna gelata.\nIl problema era che non ci era ancora abituata. Sapeva che implicava una sorta di rituale di \"scambio\", ma le poche volte che l'aveva fatto, c'erano sempre state le sue due nuove colleghe, Arlecchino e Sandrone. O meglio, l'avevano fatto loro per lei.\nColombina non sapeva cosa fare. In quel momento, percepì una sorta di paura mista a senso di colpa irradiarsi dall'altra persona, così palpabile da poterla sentire anche a occhi chiusi. Era colpa sua, e si sentiva sia dispiaciuta che impotente.\n\"Io...\", Colombina cercava parole che non conosceva.\n\"Va bene, ci penso io. Tu fatti da parte\", disse all'improvviso una voce familiare accanto a lei. Era Sandrone.\n\"Umpf. Non sai nemmeno come chiedere un rimborso e ti azzardi a venire qui a mangiare da sola? Uff... Scommetto che non sai neanche come si paga\". Aveva un tono impaziente, ma in qualche modo anche rassicurante.\n\"Le norme finanziarie dei Fatui sono molto rigide... e anche complicate\", mugugnò scrivendo velocemente qualcosa sul foglietto e porgendolo all'impiegato tremante.\n\"D'ora in poi, metti tutte le sue spese sul mio conto. Lo stesso vale per i rimborsi\", disse Sandrone all'impiegato, con tono scontroso.\n\"Scusa...\", mormorò Colombina alla sua collega che conosceva da poco. Sapeva che la stava aiutando.\n\"Eh? Non l'ho mica fatto per sentire le tue scuse\". Per qualche ragione, sembrava ancora più infastidita. Perché?\n\"Mmh? Non mi stai incolpando?\", chiese Colombina.\n\"Eh? E perché dovrei? Tu sei fatta così e basta\", fu la sua risposta esasperata. \"Onestamente, non capisco come abbia fatto una come te a sopravvivere finora in questo mondo...\"\nNessun \"dovresti essere così\" o \"potresti fare di meglio\"... Solo \"sei fatta così e basta\".\nAnche se il tono di Sandrone era sempre impaziente, emanava un senso di consapevolezza: una tacita accettazione di ciò che lei era \"veramente\". Colombina provò gioia per quelle parole.\n\"Che hai da sogghignare?\", chiese Sandrone.\nColombina scosse la testa.\n\"Niente. Andiamo a mangiare insieme la prossima volta, Sandrone\", disse. \"Mi piace vederti gestire i 'rimborsi' per me\".\n\"...Cosa?\" Apparentemente, la sua cara collega avrebbe avuto bisogno di tempo per abituarsi a ciò che lei era \"veramente\"."
"Context": "...Meglio che vada a mangiare qualcosa.\nQuando si sentiva giù di corda, Colombina si dedicava sempre alle cose che la rendevano felice. Riempirsi lo stomaco era solo una di queste, nonché la più facile da soddisfare.\n\"M-Mi dispiace molto, Lady Messaggera...\" Mentre usciva dal ristorante, qualcuno la chiamò, tremando, e le porse un foglietto. Colombina non riusciva a vederlo, ma in qualche modo se ne ricordò: faceva parte di una procedura che doveva avvenire dopo mangiato. Era diversa dalle procedure con gli Eredi della Luna gelata.\nIl problema era che non ci era ancora abituata. Sapeva che implicava una sorta di rituale di \"scambio\", ma le poche volte che l'aveva fatto, c'erano sempre state le sue due nuove colleghe, Arlecchino e Sandrone. O meglio, l'avevano fatto loro per lei.\nColombina non sapeva cosa fare. In quel momento, percepì una sorta di paura mista a senso di colpa irradiarsi dall'altra persona, così palpabile da poterla sentire anche a occhi chiusi. Era colpa sua, e si sentiva sia dispiaciuta che impotente.\n\"Io...\", Colombina cercava parole che non conosceva.\n\"Va bene, ci penso io. Tu fatti da parte\", disse all'improvviso una voce familiare accanto a lei. Era Sandrone.\n\"Umpf. Non sai nemmeno come chiedere un rimborso e ti azzardi a venire qui a mangiare da sola? Uff... Scommetto che non sai neanche come si paga\". Aveva un tono impaziente, ma in qualche modo anche rassicurante.\n\"Le norme finanziarie dei Fatui sono molto rigide... e anche complicate\", mugugnò scrivendo velocemente qualcosa sul foglietto e porgendolo all'impiegato tremante.\n\"D'ora in poi, metti tutte le sue spese sul mio conto. Lo stesso vale per i rimborsi\", disse Sandrone all'impiegato, con tono scontroso.\n\"Scusa...\", mormorò Colombina alla sua collega che conosceva da poco. Sapeva che la stava aiutando.\n\"Eh? Non l'ho mica fatto per sentire le tue scuse\". Per qualche ragione, sembrava ancora più infastidita. Perché?\n\"Mmh? Non mi stai incolpando?\", chiese Colombina.\n\"Eh? E perché dovrei? Tu sei fatta così e basta\", fu la sua risposta esasperata. \"Onestamente, non capisco come abbia fatto una come te a sopravvivere finora in questo mondo...\"\nNessun \"dovresti essere così\" o \"potresti fare di meglio\"... Solo \"sei fatta così e basta\".\nAnche se il tono di Sandrone era sempre impaziente, emanava un senso di consapevolezza: una tacita accettazione di ciò che lei era \"veramente\". Colombina provò gioia per quelle parole.\n\"Che hai da sogghignare?\", chiese Sandrone.\nColombina scosse la testa.\n\"Niente. Andiamo a mangiare insieme la prossima volta, Sandrone\", disse. \"Mi piace vederti gestire i 'rimborsi' per me\".\n\"...Cosa?\" Apparentemente, la sua cara collega avrebbe avuto bisogno di tempo per abituarsi a ciò che lei era \"veramente\"."
},
{
"Title": "Storia del personaggio (4)",