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完成6.5角色元数据
This commit is contained in:
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"Id": 1281,
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"Name": "\"Vieni, danziamo sotto il dolce chiaro di luna\"",
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"Description": "Quando Varka attiva la modalità {LINK#N11280001}<color=#FFD780FF>Sturm und Drang</color>{/LINK}, ottiene un utilizzo aggiuntivo dell'abilità elementale speciale {LINK#N11280002}<color=#FFD780FF>Ascensione dei Quattro Venti</color>{/LINK}.\nInoltre, dopo aver attivato <color=#FFD780FF>Sturm und Drang</color>, Varka ottiene l'effetto <color=#FFD780FF>Libagione lirica</color>: quando scatena l'abilità elementale speciale <color=#FFD780FF>Ascensione dei Quattro Venti</color> o esegue l'attacco caricato speciale <color=#FFD780FF>Divorazzurro</color>, può consumare questo effetto per infliggere un 200% dei DAN originali di <color=#FFD780FF>Ascensione dei Quattro Venti</color> o <color=#FFD780FF>Divorazzurro</color>.",
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"Icon": "UI_Talent_S_Varka_01"
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"Title": "A proposito di Eula",
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"Context": "Avevo pianificato d'inviare qualcuno al Porto di Dornman per accogliere le truppe, ma Eula mi ha detto che aveva già provveduto. Ho esaminato il programma, e tutto era stato organizzato alla perfezione. Non mi aspettavo che fosse così meticolosa, e non ha menzionato la vendetta nemmeno una volta. Ahah, niente mi rende più felice di vedere i nostri Cavalieri crescere."
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"Context": "Avevo pianificato d'inviare qualcuno a Porto Dornman per accogliere le truppe, ma Eula mi ha detto che aveva già provveduto. Ho esaminato il programma, e tutto era stato organizzato alla perfezione. Non mi aspettavo che fosse così meticolosa, e non ha menzionato la vendetta nemmeno una volta. Ahah, niente mi rende più felice di vedere i nostri Cavalieri crescere."
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"Title": "A proposito di Amber",
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"Title": "I guai di Varka",
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"Context": "Vediamo... Costruire la nostra roccaforte a Nod-Krai, assegnare il personale di difesa per il Porto di Dornman, organizzare il ritorno dei corpi di spedizione, redigere un rendiconto dettagliato delle spese per i Cavalieri di Favonius... Uff... Perché sembra sempre che la vera tortura inizi al termine della spedizione?"
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"Context": "Vediamo... Costruire la nostra roccaforte a Nod-Krai, assegnare il personale di difesa per Porto Dornman, organizzare il ritorno dei corpi di spedizione, redigere un rendiconto dettagliato delle spese per i Cavalieri di Favonius... Uff... Perché sembra sempre che la vera tortura inizi al termine della spedizione?"
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"Title": "Cibo preferito",
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"Title": "Storia del personaggio (1)",
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"Context": "Quando il giovane Varka partecipò per la prima volta agli esami preparatori per Cavalieri, lasciò di sasso tutti gli esaminatori. Nel senso che li scagliò letteralmente via l'uno dopo l'altro.\nProprio quando Varka, traboccante di fiducia, si preparava a ricevere la sua nomina ufficiale a Cavaliere, arrivò una lettera di rifiuto che mandò in frantumi tutti i suoi sogni.\n\"A Varka: innanzitutto, desideriamo esprimere il nostro sincero apprezzamento per la tua partecipazione a questa valutazione. Le tue capacità e la tua aspirazione a diventare un Cavaliere ci hanno lasciato un ricordo indelebile.\nTuttavia, dopo un'attenta valutazione e un esame approfondito, siamo spiacenti di informarti che...\"\nPrima ancora di riuscire a finire di leggere la lettera, Varka la accartocciò e la gettò nel cestino. Dopodiché afferrò un pezzo di carta per pianificare la sua prossima mossa.\nQuella stessa notte, mentre Valentine, già Gran Maestro e precedente Cavaliere della Zanna di leone, stava tornando a casa dopo aver bevuto qualcosa, cadde in un imboscata.\nCon tutti i suoi attendenti fuori gioco, Valentine si ritrovò ad affrontare l'aggressore da solo, tanto sorpreso quanto ammutolito.\nSorpreso perché l'aggressore era molto più abile di quanto avesse potuto immaginare, e la sua capacità di concepire ed eseguire un'imboscata in meno di mezza giornata era stata a dir poco sorprendente.\nAmmutolito per via dell'assurda dichiarazione dell'aggressore: \"Se i Cavalieri di Favonius non sono nemmeno in grado di proteggere il loro Gran Maestro, come possono proteggere Mondstadt? Tanto vale che lo faccia egli stesso!\"\n\"Non hai... finito di leggere la lettera che ti ho scritto?\" \"Mh? Chi legge fino in fondo una lettera di rifiuto?\" \"Metto sempre la parte importante nel poscritto\".\nFortunatamente, Valentine aveva già intenzione di parlare con Varka di persona, come indicato nel suo poscritto. Ma la rapidità di Varka nel trasformare i pensieri in azioni aveva anticipato di molto il loro incontro.\nCosì, dopo aver fatto riprendere gli attendenti ed essersi scusato con ognuno di loro, Varka seguì Valentine per un secondo giro di bevute e ascoltare le ragioni del suo rifiuto.\nTra un bicchiere e l'altro, i due parlarono a lungo. Ma tutto si ridusse a un pensiero molto semplice: il vento, nato libero, non dovrebbe finire rinchiuso troppo presto tra le mura di una città.\nValentine credeva che, invece di fare la guardia a Mondstadt o pattugliarne i dintorni, Varka avrebbe dovuto avventurarsi verso nazioni lontane e frontiere inesplorate.\nCome recita il detto: \"Il bardo può trovare un accordo straordinario solo suonando migliaia di melodie, e il fabbro può forgiare un'arma leggendaria solo contemplando migliaia di lame\".\n\"Per non parlare del fatto che, se ti facessimo davvero stare seduto in un ufficio per tre anni... No, tre mesi, ci consegneresti le tue dimissioni!\"\nDi fronte all'osservazione tagliente di Valentine, Varka rise in modo evasivo, mandando giù il suo \"No, tre mesi\" con un sorso di vino.\n\"Quel che voglio davvero è che tu trovi una ragione per essere un Cavaliere\", disse Valentine con un sorriso serio. \"Una ragione che non siano semplici fantasie, né qualcosa tratto dai racconti di qualche bardo. Una volta che avrai trovato quella ragione, torna a Mondstadt\".\nIl giorno seguente, Varka partì per un viaggio alla scoperta di cosa potesse convincere il vento libero a restare entro le mura di una città... Per diventare un \"Cavaliere\".\n\"...Qualcosa che ti spinga ad adempiere ai tuoi doveri giorno dopo giorno, a prescindere da tutto, anche a costo di svolgere un lavoro che detesti\".\nTrasportato dalla brezza salmastra del Porto di Dornman, il giovane socchiuse gli occhi contro il sole nascente e rievocò ancora una volta il solenne consiglio del vecchio Cavaliere.\n\"...Anche se dovesse giungere il giorno in cui, in nome di quello stesso titolo, dovrai rinunciare alla gloria e all'orgoglio che tanto ti stanno a cuore\"."
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"Context": "Quando il giovane Varka partecipò per la prima volta agli esami preparatori per Cavalieri, lasciò di sasso tutti gli esaminatori. Nel senso che li scagliò letteralmente via l'uno dopo l'altro.\nProprio quando Varka, traboccante di fiducia, si preparava a ricevere la sua nomina ufficiale a Cavaliere, arrivò una lettera di rifiuto che mandò in frantumi tutti i suoi sogni.\n\"A Varka: innanzitutto, desideriamo esprimere il nostro sincero apprezzamento per la tua partecipazione a questa valutazione. Le tue capacità e la tua aspirazione a diventare un Cavaliere ci hanno lasciato un ricordo indelebile.\nTuttavia, dopo un'attenta valutazione e un esame approfondito, siamo spiacenti di informarti che...\"\nPrima ancora di riuscire a finire di leggere la lettera, Varka la accartocciò e la gettò nel cestino. Dopodiché afferrò un pezzo di carta per pianificare la sua prossima mossa.\nQuella stessa notte, mentre Valentine, già Gran Maestro e precedente Cavaliere della Zanna di leone, stava tornando a casa dopo aver bevuto qualcosa, cadde in un imboscata.\nCon tutti i suoi attendenti fuori gioco, Valentine si ritrovò ad affrontare l'aggressore da solo, tanto sorpreso quanto ammutolito.\nSorpreso perché l'aggressore era molto più abile di quanto avesse potuto immaginare, e la sua capacità di concepire ed eseguire un'imboscata in meno di mezza giornata era stata a dir poco sorprendente.\nAmmutolito per via dell'assurda dichiarazione dell'aggressore: \"Se i Cavalieri di Favonius non sono nemmeno in grado di proteggere il loro Gran Maestro, come possono proteggere Mondstadt? Tanto vale che lo faccia egli stesso!\"\n\"Non hai... finito di leggere la lettera che ti ho scritto?\" \"Mh? Chi legge fino in fondo una lettera di rifiuto?\" \"Metto sempre la parte importante nel poscritto\".\nFortunatamente, Valentine aveva già intenzione di parlare con Varka di persona, come indicato nel suo poscritto. Ma la rapidità di Varka nel trasformare i pensieri in azioni aveva anticipato di molto il loro incontro.\nCosì, dopo aver fatto riprendere gli attendenti ed essersi scusato con ognuno di loro, Varka seguì Valentine per un secondo giro di bevute e ascoltare le ragioni del suo rifiuto.\nTra un bicchiere e l'altro, i due parlarono a lungo. Ma tutto si ridusse a un pensiero molto semplice: il vento, nato libero, non dovrebbe finire rinchiuso troppo presto tra le mura di una città.\nValentine credeva che, invece di fare la guardia a Mondstadt o pattugliarne i dintorni, Varka avrebbe dovuto avventurarsi verso nazioni lontane e frontiere inesplorate.\nCome recita il detto: \"Il bardo può trovare un accordo straordinario solo suonando migliaia di melodie, e il fabbro può forgiare un'arma leggendaria solo contemplando migliaia di lame\".\n\"Per non parlare del fatto che, se ti facessimo davvero stare seduto in un ufficio per tre anni... No, tre mesi, ci consegneresti le tue dimissioni!\"\nDi fronte all'osservazione tagliente di Valentine, Varka rise in modo evasivo, mandando giù il suo \"No, tre mesi\" con un sorso di vino.\n\"Quel che voglio davvero è che tu trovi una ragione per essere un Cavaliere\", disse Valentine con un sorriso serio. \"Una ragione che non siano semplici fantasie, né qualcosa tratto dai racconti di qualche bardo. Una volta che avrai trovato quella ragione, torna a Mondstadt\".\nIl giorno seguente, Varka partì per un viaggio alla scoperta di cosa potesse convincere il vento libero a restare entro le mura di una città... Per diventare un \"Cavaliere\".\n\"...Qualcosa che ti spinga ad adempiere ai tuoi doveri giorno dopo giorno, a prescindere da tutto, anche a costo di svolgere un lavoro che detesti\".\nTrasportato dalla brezza salmastra di Porto Dornman, il giovane socchiuse gli occhi contro il sole nascente e rievocò ancora una volta il solenne consiglio del vecchio Cavaliere.\n\"...Anche se dovesse giungere il giorno in cui, in nome di quello stesso titolo, dovrai rinunciare alla gloria e all'orgoglio che tanto ti stanno a cuore\"."
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"Title": "Storia del personaggio (2)",
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"Context": "Non vi è patria, finché altre nazioni non ne definiscono i confini.\nNon vi è nostalgia, finché non ne viene pronunciato il nome.\n...\nMentre Seamus Pegg scriveva quel breve verso nel suo taccuino, Varka si accovacciò accanto al fuoco dell'accampamento per riscaldare del vino.\n\"Se vuoi un consiglio, dovresti davvero venire a Mondstadt. Con il tuo talento per il canto e le parole, faresti furore tra noi!\"\n\"Vedremo\". Seamus accettò la coppa di Varka e scrollò le spalle in modo evasivo... \"Almeno quel vino di denti di leone di cui parlavi sembra valere la pena\".\nDue avventurieri emergenti, lontani dalle rispettive patrie, si erano incontrati in una notte d'inverno in una terra lontana.\nA quel tempo, Varka aveva già viaggiato in molte nazioni.\nAveva visto le creature più mostruose aggirarsi tra le vette delle montagne e agitare gli oceani con onde imponenti. Aveva osservato gli uomini più coraggiosi, dotati solo di lance rudimentali e armature di stoffa, resistere stoicamente contro orde di nemici. I Milleliti, gli agenti della Garde... Persone diverse provenienti da terre diverse, chiamate con nomi diversi, ma animate dallo stesso identico spirito.\nEppure, era come se un velo stesse ancora pendendo tra lui e la risposta che cercava così disperatamente. Con il passare degli anni all'estero, la nostalgia di casa era l'unica cosa che gli era rimasta.\n\"Mi chiedo se patron Crepus sia tornato a gestire il Vigneto o se abbia finalmente realizzato il suo sogno di diventare un Cavaliere...\nE che ne sarà stato di Frederica, che non aveva mai una buona parola per nessuno? Si sarà finalmente innamorata di qualche baldo giovane?\nE chissà come sta Eroch. Era sempre pronto a farmi notare quanto non fossi all'altezza del codice cavalleresco. Sarà diventato più indulgente col tempo?\nMi domando se il vino di casa abbia ancora il sapore che ricordo. Chissà se a casa sentono la mia mancanza tanto quanto io sento la loro...\"\n\"Se sei così curioso, perché non torni e basta?\" Seamus interruppe bruscamente l'incessante borbottio di Varka. \"Tu non sei come me. Io non ho più nessuno che mi aspetti a Nod-Krai\".\n\"Tornare, dici? Ma non ho ancora trovato la mia risposta...\"\n\"Quelle persone di cui stavi borbottando prima... Non possono essere loro, la tua risposta?\"\nVarka rimase in silenzio, bloccando a metà strada il bicchiere mentre se lo portava alla bocca. Era come se gli avessero strappato un velo nel cuore.\nIl concetto di \"casa\" non era mai stato nebuloso. Allo stesso modo, la ragione per cui voleva diventare un Cavaliere non aveva mai richiesto il peso di uno scopo nobile e grandioso.\nTuttavia... Come aveva potuto una verità così semplice richiedere così tanti anni per essere compresa? Se fosse tornato a casa in quel momento, la gente non si sarebbe fatta delle grasse risate alle sue spalle?\nIl risveglio di un eroe non doveva avvenire in un momento leggendario, seguito da un ritorno trionfale in un momento epico? Non era questo che succedeva nelle storie dei bardi!\nEppure, forse la verità non è semplice come si crede. Dopotutto, bisogna lasciare la propria casa prima di capire che se ne sente la mancanza...\nPercependo il tumulto nei pensieri di Varka, Seamus si schiarì la voce e chiuse di scatto il suo taccuino.\n\"Ahem... Va bene, se hai così tanto bisogno di una ragione, allora portarmi a Mondstadt. Inoltre, sono proprio curioso di vedere questa Freder... cioè, questo vino di denti di leone di cui continui a parlare! Voglio verificare se è davvero così incredibile come dici!\""
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"Context": "Non vi è patria, finché altre nazioni non ne definiscono i confini.\nNon vi è nostalgia, finché non ne viene pronunciato il nome.\n...\nMentre Seamus Pegg scriveva quel breve verso nel suo taccuino, Varka si accovacciò accanto al fuoco dell'accampamento per riscaldare del vino.\n\"Se vuoi un consiglio, dovresti davvero venire a Mondstadt. Con il tuo talento per il canto e le parole, faresti furore!\"\n\"Vedremo\". Seamus accettò la coppa di Varka e scrollò le spalle in modo evasivo... \"Almeno quel vino di denti di leone di cui parlavi sembra valere la pena\".\nDue avventurieri emergenti, lontani dalle rispettive patrie, si erano incontrati in una notte d'inverno in una terra lontana.\nA quel tempo, Varka aveva già viaggiato in molte nazioni.\nAveva visto le creature più mostruose aggirarsi tra le vette delle montagne e agitare gli oceani con onde imponenti. Aveva osservato gli uomini più coraggiosi, dotati solo di lance rudimentali e armature di stoffa, resistere stoicamente contro orde di nemici. I Milleliti, gli agenti della Garde... Persone diverse provenienti da terre diverse, chiamate con nomi diversi, ma animate dallo stesso identico spirito.\nEppure, era come se un velo stesse ancora pendendo tra lui e la risposta che cercava così disperatamente. Con il passare degli anni all'estero, la nostalgia di casa era l'unica cosa che gli era rimasta.\n\"Mi chiedo se patron Crepus sia tornato a gestire il Vigneto o se abbia finalmente realizzato il suo sogno di diventare un Cavaliere...\nE che ne sarà stato di Frederica, che non aveva mai una buona parola per nessuno? Si sarà finalmente innamorata di qualche baldo giovane?\nE chissà come sta Eroch. Era sempre pronto a farmi notare quanto non fossi all'altezza del codice cavalleresco. Sarà diventato più indulgente col tempo?\nMi domando se il vino di casa abbia ancora il sapore che ricordo. Chissà se a casa sentono la mia mancanza tanto quanto io sento la loro...\"\n\"Se sei così curioso, perché non torni e basta?\" Seamus interruppe bruscamente l'incessante borbottio di Varka. \"Tu non sei come me. Io non ho più nessuno che mi aspetti a Nod-Krai\".\n\"Tornare, dici? Ma non ho ancora trovato la mia risposta...\"\n\"Quelle persone di cui stavi borbottando prima... Non possono essere loro, la tua risposta?\"\nVarka rimase in silenzio, bloccando a metà strada il bicchiere mentre se lo portava alla bocca. Era come se gli avessero strappato un velo nel cuore.\nIl concetto di \"casa\" non era mai stato nebuloso. Allo stesso modo, la ragione per cui voleva diventare un Cavaliere non aveva mai richiesto il peso di uno scopo nobile e grandioso.\nTuttavia... Come aveva potuto una verità così semplice richiedere così tanti anni per essere compresa? Se fosse tornato a casa in quel momento, la gente non si sarebbe fatta delle grasse risate alle sue spalle?\nIl risveglio di un eroe non doveva avvenire in un momento leggendario, seguito da un ritorno trionfale in un momento epico? Non era questo che succedeva nelle storie dei bardi!\nEppure, forse la verità non è semplice come si crede. Dopotutto, bisogna lasciare la propria casa prima di capire che se ne sente la mancanza...\nPercependo il tumulto nei pensieri di Varka, Seamus si schiarì la voce e chiuse di scatto il suo taccuino.\n\"Ahem... Va bene, se hai così tanto bisogno di una ragione, allora portarmi a Mondstadt. Inoltre, sono proprio curioso di vedere questa Freder... cioè, questo vino di denti di leone di cui continui a parlare! Voglio verificare se è davvero così incredibile come dici!\""
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"Title": "Storia del personaggio (3)",
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"Context": "Da quando aveva ereditato formalmente il titolo di Cavaliere di Boreas, Varka non aveva subito neanche una sconfitta in nessuna campagna guidata da lui.\nSe la Zanna di leone era una benedizione di abbondanza per la terra, Boreas era lo spirito indomito dietro una forza formidabile. Che si trattasse di vili fuorilegge o di mostruosità che devastano il regno, o persino dell'oscurità strisciante dell'Abisso, tutto soccombeva a una lama affilata come il Vento del Nord.\nIn seguito a una serie di campagne, ogni pericolo residuo all'interno del territorio fu completamente debellato, e Mondstadt entrò in un'epoca di pace senza precedenti.\nQuella pace giunse con una tale apparente facilità che la gente iniziò a considerarla l'ordine naturale delle cose. Si diffuse l'idea che, in un'epoca del genere, i Cavalieri avrebbero dovuto appendere le spade al chiodo e trascorrere le giornate a cercare gatti smarriti o a mettere in riga cani indisciplinati...\nDopo essere diventato Gran Maestro, Varka ignorò le critiche e portò avanti la spedizione successiva.\nI suoi primi anni da avventuriere gli ricordavano costantemente una verità: la pace di cui godevano era solo un felice caso fortuito; l'assenza di una minaccia visibile non significava che il pericolo fosse svanito.\nL'Abisso continuava a infettare il Nord, i mostri si nascondevano ancora sotto le onde; Durin dimorava ancora tra le montagne innevate, Ursa era soltanto in un sonno profondo... Ognuna di queste minacce avrebbe potuto infrangere la fragile pace per cui avevano lottato così duramente.\nI veterani che avevano spianato la sua strada erano ormai anziani: il Cavaliere della Zanna di leone Valentine, il capitano di cavalleria Feroux, il capitano della squadra a distanza Adorno... Eppure, i Cavalieri della nuova generazione avevano ancora molto da imparare.\nVarka sapeva fin troppo bene che anche il suo vigore, un giorno, sarebbe appassito con l'età.\nCome Gran Maestro, cercava di guadagnare tempo per la nuova generazione. Come guerriero, desiderava mettere alla prova il proprio valore contro i nemici più temibili, prima che i suoi anni migliori iniziassero a svanire.\nE così, dopo aver affidato gli affari di Mondstadt ai cavalieri veterani e all'ispettore Eroch, Varka partì per una nuova spedizione.\n...Ma, quella volta, Varka subì la sconfitta più devastante.\nNel suo accecante fulgore, il Cavaliere rimase cieco alla sua stessa ombra, dove gelosia e malvagità avevano iniziato a germogliare.\nVarka non si rese mai conto che, dal giorno in cui aveva fatto ritorno a Mondstadt e si era unito ai Cavalieri di Favonius, un seme corrotto aveva già messo radici nel cuore di Eroch.\nE quando i Segmenti del Luminare sussurrarono all'uomo parole di potere e autorità senza pari, l'oscurità dentro Eroch dilagò come un'inondazione.\nUn vagabondo che trascorre le sue giornate oziando in terre straniere, acclamato come il più forte Cavaliere di Boreas della storia?\nUn folle senza legge che infrange ogni codice cavalleresco, eppure detta legge agli altri Cavalieri?\nLe ossessioni distorte e il passaggio del tempo possono trasformare gli amici in nemici con la stessa facilità con cui il vento cambia direzione.\nL'Ispettore, che avrebbe dovuto salvaguardare l'ordine in assenza di Varka, aveva invece calpestato ogni principio di giustizia.\nEroch, l'uomo a cui era stata solennemente affidata la sicurezza del sigillo, aveva risvegliato un antico orrore dal suo sonno, che tramava d'impossessarsi del potere dei cieli insieme al Luminare.\nMentre Varka era nuovamente impegnato ad abbattere temibili nemici oltre i confini, difendendo Mondstadt in prima linea, giunsero da casa notizie devastanti: il suo vecchio amico Crepus era morto, e l'ispettore Eroch si era rivelato un traditore.\nVarka si affrettò a tornare, mettendosi immediatamente all'opera per eliminare chi aveva collaborato con il traditore. Tuttavia, le ferite che Eroch aveva inflitto a Mondstadt nel corso degli anni erano ormai troppo profonde.\nMesso alle strette da Varka e senza via di fuga, egli si tolse la vita tra risate maniacali.\nQuelle risate erano prive di parole, eppure risuonavano come un chiaro e pungente scherno verso l'invincibile Cavaliere di Boreas, il Gran Maestro in grado di competere con gli dèi.\nGuardati: hai vacillato, hai fallito.\nDopotutto, sei solo un mortale."
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"Context": "Da quando aveva ereditato formalmente il titolo di Cavaliere di Boreas, Varka non aveva subito neanche una sconfitta in nessuna campagna guidata da lui.\nSe la Zanna di leone era una benedizione di abbondanza per la terra, Boreas era lo spirito indomito dietro una forza formidabile. Che si trattasse di vili fuorilegge o di mostruosità che devastano il regno, o persino dell'oscurità strisciante dell'Abisso, tutto soccombeva a una lama affilata come il Vento del Nord.\nIn seguito a una serie di campagne, ogni pericolo residuo all'interno del territorio fu completamente debellato, e Mondstadt entrò in un'epoca di pace senza precedenti.\nQuella pace giunse con una tale apparente facilità che la gente iniziò a considerarla l'ordine naturale delle cose. Si diffuse l'idea che, in un'epoca del genere, i Cavalieri avrebbero dovuto appendere le spade al chiodo e trascorrere le giornate a cercare gatti smarriti o a mettere in riga cani indisciplinati...\nDopo essere diventato Gran Maestro, Varka ignorò le critiche e portò avanti la spedizione successiva.\nI suoi primi anni da avventuriere gli ricordavano costantemente una verità: la pace di cui godevano era solo un felice caso fortuito; l'assenza di una minaccia visibile non significava che il pericolo fosse svanito.\nL'Abisso continuava a infettare il Nord, i mostri si nascondevano ancora sotto le onde; Durin dimorava ancora tra le montagne innevate, Ursa era soltanto in un sonno profondo... Ognuna di queste minacce avrebbe potuto infrangere la fragile pace per cui avevano lottato così duramente.\nI veterani che avevano spianato la sua strada erano ormai anziani: il Cavaliere della Zanna di leone Valentine, il capitano di cavalleria Feroux, il capitano della squadra a distanza Adorno... Eppure, i Cavalieri della nuova generazione avevano ancora molto da imparare.\nVarka sapeva fin troppo bene che anche il suo vigore, un giorno, sarebbe appassito con l'età.\nCome Gran Maestro, cercava di guadagnare tempo per la nuova generazione. Come guerriero, desiderava mettere alla prova il proprio valore contro i nemici più temibili, prima che i suoi anni migliori iniziassero a svanire.\nE così, dopo aver affidato gli affari di Mondstadt ai cavalieri veterani e all'ispettore Eroch, Varka partì per una nuova spedizione.\n...Ma, quella volta, Varka subì la sconfitta più devastante.\nNel suo accecante fulgore, il Cavaliere rimase cieco alla sua stessa ombra, dove gelosia e malvagità avevano iniziato a germogliare.\nVarka non si rese mai conto che, dal giorno in cui aveva fatto ritorno a Mondstadt e si era unito ai Cavalieri di Favonius, un seme corrotto aveva già messo radici nel cuore di Eroch.\nE quando il Segmento del Luminare sussurrò all'uomo parole di potere e autorità senza pari, l'oscurità dentro Eroch dilagò come un'inondazione.\nUn vagabondo che trascorre le sue giornate oziando in terre straniere, acclamato come il più forte Cavaliere di Boreas della storia?\nUn folle senza legge che infrange ogni codice cavalleresco, eppure detta legge agli altri Cavalieri?\nLe ossessioni distorte e il passaggio del tempo possono trasformare gli amici in nemici con la stessa facilità con cui il vento cambia direzione.\nL'Ispettore, che avrebbe dovuto salvaguardare l'ordine in assenza di Varka, aveva invece calpestato ogni principio di giustizia.\nEroch, l'uomo a cui era stata solennemente affidata la sicurezza del sigillo, aveva risvegliato un antico orrore dal suo sonno, che tramava d'impossessarsi del potere dei cieli insieme al Luminare.\nMentre Varka era nuovamente impegnato ad abbattere temibili nemici oltre i confini, difendendo Mondstadt in prima linea, giunsero da casa notizie devastanti: il suo vecchio amico Crepus era morto, e l'ispettore Eroch si era rivelato un traditore.\nVarka si affrettò a tornare, mettendosi immediatamente all'opera per eliminare chi aveva collaborato con il traditore. Tuttavia, le ferite che Eroch aveva inflitto a Mondstadt nel corso degli anni erano ormai troppo profonde.\nMesso alle strette da Varka e senza via di fuga, egli si tolse la vita tra risate maniacali.\nQuelle risate erano prive di parole, eppure risuonavano come un chiaro e pungente scherno verso l'invincibile Cavaliere di Boreas, il Gran Maestro in grado di competere con gli dèi.\nGuardati: hai vacillato, hai fallito.\nDopotutto, sei solo un mortale."
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"Title": "Storia del personaggio (4)",
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"Context": "Per quanto possa essere formidabile il potere di un singolo individuo, anche se compete con quello divino, non può proteggere ogni cosa.\nIn quel vasto mondo vi erano luoghi che sarebbero rimasti per sempre celati alla vista dei più; in quella vita imprevedibile vi erano intrighi che sarebbero rimasti per sempre impossibili da prevedere.\nLa libertà e la pace di Mondstadt erano state conquistate a caro prezzo, e salvaguardarle era un compito che andava ben oltre le capacità di un singolo uomo o di un singolo dio. Non si era mai troppo preparati.\nEcco perché era dovere dei Cavalieri di Favonius restare al passo con i tempi.\nLa squadra a distanza doveva essere equipaggiata con nuove armi da fuoco per aumentarne il potere di arresto, mentre la compagnia di supporto doveva sviluppare fortificazioni moderne per adattarsi ai cambiamenti del campo di battaglia...\nNon era necessario affidarsi unicamente al fulgore di pochi eroi eccezionali. L'evoluzione delle tattiche e dell'equipaggiamento poteva migliorare concretamente l'efficacia in combattimento e il tasso di sopravvivenza di ogni singolo cavaliere.\nCosì facendo, i Cavalieri di Favonius avrebbero coltivato un'eredità destinata a perdurare.\nUna nuova generazione di Cavalieri, che lui aveva visto crescere, stava raggiungendo la maturità. Molti di loro erano già diventati la nuova spina dorsale dell'ordine.\nEppure, c'erano ancora quelli che non avevano compreso appieno cosa significasse essere un Cavaliere, né erano pronti a portare il peso di quel titolo. Proprio era stato per Varka...\nEd era per questo che Mondstadt doveva avere alleati risoluti e affidabili.\nCon la mediazione dell'Archon di Anemo, Varka prese il suo posto nell'Assemblea trilaterale. Con un fascino astuto e un'eloquenza raffinata, cercò di conquistare una maga che aveva oltrepassato la logica comune del mondo.\n\"Non mi sarei mai aspettata che un cavaliere avesse una tale parlantina... Fa quasi pensare che Barbatos gli stesse suggerendo le battute all'orecchio\". Questa fu la valutazione di Alice riguardo al discorso di Varka.\nAlla fine, le maghe apposero i loro nomi sul patto. Forse le sue parole non le avevano commosse... oppure avevano i loro motivi.\nIn ogni caso, con quel patto in vigore, Mondstadt si era assicurata un'ulteriore protezione per il suo futuro.\n...\nSecondo il patto, la prova forgiata dal potere congiunto delle maghe fu finalmente completata. Varka, che si era trattenuto per secoli, poté finalmente mettere da parte tutti i doveri terreni e lasciarsi andare a un combattimento davvero esaltante.\nAl termine della prova, le maghe chiesero al cavaliere di esprimere un desiderio, ma egli non aveva nulla da chiedere. La città che voleva proteggere era al sicuro, e lui avrebbe conquistato il potere che desiderava con le sue stesse mani.\nCosì, d'impulso, Varka chiese di poter dare una sbirciatina all'astrolabio di Barbeloth. Solo per soddisfare quell'improvvisa scintilla di curiosità.\nPrima ancora che l'ebbrezza della battaglia potesse svanire, Varka intravide il disegno del destino riflesso nell'astrolabio.\nCiò che l'acqua rifletteva era una visione di gloria sconfinata e di sofferenza infinita al tempo stesso.\nVide le leggende che aveva idolatrato fin dall'infanzia lottare contro autentici draghi. Le vide superare i propri limiti nel furore di battaglie intrise di sangue, diventando gli eroi dei suoi sogni tra le acclamazioni di giubilo.\nMa vide anche un'oscura calamità strisciare sulle terre di Nod-Krai e Snezhnaya, e udì i lamenti di sconosciuti echeggiare dalle profondità dei campi innevati.\nPerché diventare un Cavaliere? In gioventù, Varka si era dato una risposta: per proteggere coloro che amava e che, a loro volta, amavano lui.\nOra il destino lo accoglieva con una domanda più fredda e tagliente: un cavaliere doveva combattere per coloro che forse non conoscevano nemmeno il suo nome?\nSe il destino era così audace da mostrare le sue carte, perché non giocare la mano che gli era stata servita? Anche se una tempesta incombeva sul futuro di Mondstadt, perché abbandonare i propri sogni adesso per inseguire delle ombre nel Nord?\nNon c'era bisogno di esitare. L'indomito Vento del Nord non aveva mai seguito null'altro che i propri capricci. E ogni figlio di Mondstadt, nato nella libertà, portava la stessa risposta nel cuore.\n\"Non c'inchineremo davanti a nessun tiranno, neanche fosse il destino incarnato!\""
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"Context": "Per quanto possa essere formidabile il potere di un singolo individuo, anche se compete con quello divino, non può proteggere ogni cosa.\nIn quel vasto mondo vi erano luoghi che sarebbero rimasti per sempre celati alla vista dei più; in quella vita imprevedibile vi erano intrighi che sarebbero rimasti per sempre impossibili da prevedere.\nLa libertà e la pace di Mondstadt erano state conquistate a caro prezzo, e salvaguardarle era un compito che andava ben oltre le capacità di un singolo uomo o di un singolo dio. Non si era mai troppo preparati.\nEcco perché era dovere dei Cavalieri di Favonius restare al passo con i tempi.\nLa compagnia a distanza doveva essere equipaggiata con nuove armi da fuoco per aumentarne il potere di arresto, mentre la compagnia di supporto doveva sviluppare fortificazioni moderne per adattarsi ai cambiamenti del campo di battaglia...\nNon era necessario affidarsi unicamente al fulgore di pochi eroi eccezionali. L'evoluzione delle tattiche e dell'equipaggiamento poteva migliorare concretamente l'efficacia in combattimento e il tasso di sopravvivenza di ogni singolo cavaliere.\nCosì facendo, i Cavalieri di Favonius avrebbero coltivato un'eredità destinata a perdurare.\nUna nuova generazione di Cavalieri, che lui aveva visto crescere, stava raggiungendo la maturità. Molti di loro erano già diventati la nuova spina dorsale dell'ordine.\nEppure, c'erano ancora quelli che non avevano compreso appieno cosa significasse essere un Cavaliere, né erano pronti a portare il peso di quel titolo. Proprio era stato per Varka...\nEd era per questo che Mondstadt doveva avere alleati risoluti e affidabili.\nCon la mediazione dell'Archon di Anemo, Varka prese il suo posto nell'Assemblea trilaterale. Con un fascino astuto e un'eloquenza raffinata, cercò di conquistare una maga che aveva oltrepassato la logica comune del mondo.\n\"Non mi sarei mai aspettata che un cavaliere avesse una tale parlantina... Fa quasi pensare che Barbatos gli stesse suggerendo le battute all'orecchio\". Questa fu la valutazione di Alice riguardo al discorso di Varka.\nAlla fine, le maghe apposero i loro nomi sul patto. Forse le sue parole non le avevano commosse... oppure avevano i loro motivi.\nIn ogni caso, con quel patto in vigore, Mondstadt si era assicurata un'ulteriore protezione per il suo futuro.\n...\nSecondo il patto, la prova forgiata dal potere congiunto delle maghe fu finalmente completata. Varka, che si era trattenuto per secoli, poté finalmente mettere da parte tutti i doveri terreni e lasciarsi andare a un combattimento davvero esaltante.\nAl termine della prova, le maghe chiesero al cavaliere di esprimere un desiderio, ma egli non aveva nulla da chiedere. La città che voleva proteggere era al sicuro, e lui avrebbe conquistato il potere che desiderava con le sue stesse mani.\nCosì, d'impulso, Varka chiese di poter dare una sbirciatina all'astrolabio di Barbeloth. Solo per soddisfare quell'improvvisa scintilla di curiosità.\nPrima ancora che l'ebbrezza della battaglia potesse svanire, Varka intravide il disegno del destino riflesso nell'astrolabio.\nCiò che l'acqua rifletteva era una visione di gloria sconfinata e di sofferenza infinita al tempo stesso.\nVide le leggende che aveva idolatrato fin dall'infanzia lottare contro autentici draghi. Le vide superare i propri limiti nel furore di battaglie intrise di sangue, diventando gli eroi dei suoi sogni tra le acclamazioni di giubilo.\nMa vide anche un'oscura calamità strisciare sulle terre di Nod-Krai e Snezhnaya, e udì i lamenti di sconosciuti echeggiare dalle profondità dei campi innevati.\nPerché diventare un Cavaliere? In gioventù, Varka si era dato una risposta: per proteggere coloro che amava e che, a loro volta, amavano lui.\nOra il destino lo accoglieva con una domanda più fredda e tagliente: un cavaliere doveva combattere per coloro che forse non conoscevano nemmeno il suo nome?\nSe il destino era così audace da mostrare le sue carte, perché non giocare la mano che gli era stata servita? Anche se una tempesta incombeva sul futuro di Mondstadt, perché abbandonare i propri sogni adesso per inseguire delle ombre nel Nord?\nNon c'era bisogno di esitare. L'indomito Vento del Nord non aveva mai seguito null'altro che i propri capricci. E ogni figlio di Mondstadt, nato nella libertà, portava la stessa risposta nel cuore.\n\"Non c'inchineremo davanti a nessun tiranno, neanche fosse il destino incarnato!\""
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"Title": "Storia del personaggio (5)",
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@@ -1509,7 +1509,7 @@
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"Title": "Visione",
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"Context": "Anche senza la grazia di una Visione, l'umanità è comunque capace di compiere imprese monumentali.\nA Natlan, il re umano guidò gli eroi verso il trono divino. A Fontaine, un genio riuscì a delineare il destino del mondo attraverso la numerologia. E a Liyue, l'impareggiabile maestro della lancia e della spada conquistò tutte le terre.\nNei lunghi archi di tempo, tra le infinite maree dell'umanità, finiscono sempre per emergere variabili che sfidano l'ordine comune delle cose.\nAnche a Mondstadt, un tempo, vi fu un cavaliere che non fu mai benedetto con una Visione. Raggiunse l'apice della forza grazie alla pura potenza e velocità, brandendo una claymore in una mano e una spada lunga nell'altra, eseguendo una danza di lame che rasentava il divino.\nMa un talento così puro e straordinario fu solo un colpo di fortuna. Dalla scomparsa del Leone della luce, Mondstadt rimase senza un erede del suo genio. Persino colui che era stato acclamato come il \"Cavaliere perfetto\", la grande speranza sia del Cucciolo di lupo che del Leone della luce, intraprese una crociata macchiata di sangue prima che potesse mai padroneggiare quella danza.\nTra i Cavalieri delle generazioni successive, molti padroneggiarono sia la claymore che la spada lunga. Tuttavia, nessuno riuscì mai a eguagliare l'originale, che brandiva entrambe le lame come estensioni delle proprie braccia.\n...\nQuando quel problema fu posto all'attenzione di Varka, persino lui rimase senza parole.\nNon gli mancava di certo la forza fisica necessaria per competere con il Leone della luce. Tuttavia, scoprì presto che combattere con due spade richiedeva non solo una potenza bruta, ma anche una tecnica impeccabile. Senza quella, anche i suoi tentativi più vigorosi lo lasciavano affaticato e instabile, e ogni suo movimento vanificava il precedente. Per lui, si rivelò molto meno efficace della velocità pura e risoluta di una singola spada.\nNei registri dei Cavalieri, gli studi su quella danza di lame non contenevano alcuna descrizione della sua tecnica. Evidentemente, i predecessori di Varka erano così concentrati sulla sua ferocia da sottovalutarne la raffinatezza.\nMa ciò aveva poca importanza. Sebbene la forma completa della danza di lame fosse ormai svanita dalla memoria umana, forse c'era qualcuno nel Regno dei Lupi che aveva ammirato il Leone della luce all'apice della sua gloria.\nA quei tempi, il giovane e impulsivo Cavaliere era il tipo che agiva d'istinto. Così, con un boccale di vino in una mano e due lame legate sulla schiena, s'incamminò verso le colline.\n...\nTrascorse un giorno, poi un altro. Il Grande Re Lupo del Nord ululava e ruggiva, e Varka venne sconfitto fino a ululare insieme a lui.\nTrascorsero tre giorni, poi quattro. Gli ululati e i ruggiti iniziarono a svanire, sostituiti dal tintinnio sempre più chiaro e acuto dell'acciaio che si scontrava contro zanne e artigli.\nAnche in migliaia di anni, per quanto Lupus Boreas potesse ricordare, sfidanti come quello erano rari come le mosche bianche.\nSebbene la prova fosse stata superata da tempo, egli continuava a caricare. Aveva ottenuto la grazia di un dio, eppure rimaneva il critico più severo di sé stesso.\nIn tutto ciò... un'altra domanda tormentava Lupus Boreas.\nDopo l'ennesimo scontro conclusosi in una situazione di stallo, rivolse lo sguardo al Cavaliere, che stava tracannando un boccale di liquore.\n\"Umano... La tua forza è assoluta, la tua determinazione un fuoco ardente... In quest'era, il titolo di Boreas ti spetta di diritto\". Lupus Boreas tacque per un istante. \"E dunque, perché lo sguardo dei cieli non si è ancora posato su di te?\"\n\"Lo sguardo dei cieli...? Ah, parli della mia Visione? E qui, in realtà.\"\nCon un'alzata di spalle disinvolta, Varka rivelò un gioiello splendente e luminoso che teneva nascosto dietro la cinta.\n\"Credo che sia semplicemente apparso nel mio boccale un giorno, mentre stavo bevendo... O forse era in mezzo al bottino di un'avventura...\"\n\"L'occhio dei cieli ti ha osservato per tutto questo tempo? E allora perché non attingi al suo potere?\"\n\"Beh, se Arundolyn è riuscito a creare la sua danza di lame senza una Visione, allora è giusto che io la ricrei nelle stesse condizioni.\"\nAlzandosi in piedi con calma, Varka scosse le braccia e impugnò nuovamente le sue spade.\n\"Parlando di adesso... Hai ripreso fiato, o grande Re dei Lupi?\"\nIncrociò le spade. Per la prima volta dopo un'eternità, la Visione alla sua cinta brillò d'una luce splendente e accecante.\n\"Ora intendo superarlo!\"\nImparare, ereditare e poi trascendere.\nÈ questo ciò che l'umanità ha sempre saputo fare meglio."
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"Context": "Anche senza la grazia di una Visione, l'umanità è comunque capace di compiere imprese monumentali.\nA Natlan, il re umano guidò gli eroi verso il trono divino. A Fontaine, un genio riuscì a delineare il destino del mondo attraverso la numerologia. E a Liyue, l'impareggiabile maestro della lancia e della spada conquistò tutte le terre.\nNei lunghi archi di tempo, tra le infinite maree dell'umanità, finiscono sempre per emergere variabili che sfidano l'ordine comune delle cose.\nAnche a Mondstadt, un tempo, vi fu un cavaliere che non fu mai benedetto con una Visione. Raggiunse l'apice della forza grazie alla pura potenza e velocità, brandendo una claymore in una mano e una spada lunga nell'altra, eseguendo una danza di lame che rasentava il divino.\nMa un talento così puro e straordinario fu solo un colpo di fortuna. Dalla scomparsa del Leone della luce, Mondstadt rimase senza un erede del suo genio. Persino colui che era stato acclamato come il \"Cavaliere perfetto\", la grande speranza sia del Cucciolo di lupo che del Leone della luce, intraprese una crociata macchiata di sangue prima che potesse mai padroneggiare quella danza.\nTra i Cavalieri delle generazioni successive, molti padroneggiarono sia la claymore che la spada lunga. Tuttavia, nessuno riuscì mai a eguagliare l'originale, che brandiva entrambe le lame come estensioni delle proprie braccia.\n...\nQuando quel problema fu posto all'attenzione di Varka, persino lui rimase senza parole.\nNon gli mancava di certo la forza fisica necessaria per competere con il Leone della luce. Tuttavia, scoprì presto che combattere con due spade richiedeva non solo una potenza bruta, ma anche una tecnica impeccabile. Senza quella, anche i suoi tentativi più vigorosi lo lasciavano affaticato e instabile, e ogni suo movimento vanificava il precedente. Per lui, si rivelò molto meno efficace della velocità pura e risoluta di una singola spada.\nNei registri dei Cavalieri, gli studi su quella danza di lame non contenevano alcuna descrizione della sua tecnica. Evidentemente, i predecessori di Varka erano così concentrati sulla sua ferocia da sottovalutarne la raffinatezza.\nMa ciò aveva poca importanza. Sebbene la forma completa della danza di lame fosse ormai svanita dalla memoria umana, forse c'era qualcuno nel Regno dei Lupi che aveva ammirato il Leone della luce all'apice della sua gloria.\nA quei tempi, il giovane e impulsivo Cavaliere era il tipo che agiva d'istinto. Così, con un boccale di vino in una mano e due lame legate sulla schiena, s'incamminò verso le colline.\n...\nTrascorse un giorno, poi un altro. Il Grande Re Lupo del Nord ululava e ruggiva, e Varka venne sconfitto fino a ululare insieme a lui.\nTrascorsero tre giorni, poi quattro. Gli ululati e i ruggiti iniziarono a svanire, sostituiti dal tintinnio sempre più chiaro e acuto dell'acciaio che si scontrava contro zanne e artigli.\nAnche in migliaia di anni, per quanto Lupus Boreas potesse ricordare, sfidanti come quello erano rari come le mosche bianche.\nSebbene la prova fosse stata superata da tempo, egli continuava a caricare. Aveva ottenuto la grazia di un dio, eppure rimaneva il critico più severo di sé stesso.\nIn tutto ciò... un'altra domanda tormentava Lupus Boreas.\nDopo l'ennesimo scontro conclusosi in una situazione di stallo, rivolse lo sguardo al Cavaliere, che stava tracannando un boccale di liquore.\n\"Umano... La tua forza è assoluta, la tua determinazione un fuoco ardente... In quest'era, il titolo di Boreas ti spetta di diritto\". Lupus Boreas tacque per un istante. \"E dunque, perché lo sguardo dei cieli non si è ancora posato su di te?\"\n\"Lo sguardo dei cieli...? Ah, parli della mia Visione? È qui, in realtà.\"\nCon un'alzata di spalle disinvolta, Varka rivelò un gioiello splendente e luminoso che teneva nascosto dietro la cinta.\n\"Credo che sia semplicemente apparso nel mio boccale un giorno, mentre stavo bevendo... O forse era in mezzo al bottino di un'avventura...\"\n\"L'occhio dei cieli ti ha osservato per tutto questo tempo? E allora perché non attingi al suo potere?\"\n\"Beh, se Arundolyn è riuscito a creare la sua danza di lame senza una Visione, allora è giusto che io la ricrei nelle stesse condizioni.\"\nAlzandosi in piedi con calma, Varka scosse le braccia e impugnò nuovamente le sue spade.\n\"Parlando di adesso... Hai ripreso fiato, o grande Re dei Lupi?\"\nIncrociò le spade. Per la prima volta dopo un'eternità, la Visione alla sua cinta brillò d'una luce splendente e accecante.\n\"Ora intendo superarlo!\"\nImparare, ereditare e poi trascendere.\nÈ questo ciò che l'umanità ha sempre saputo fare meglio."
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